Mercoledì 21 luglio 2010 3 21 /07 /2010 14:10

DIARIO DI BORDO
di Stefano Paltrinieri
 
 2010


Mini Fastnet 2010. (Seconda Parte)
Il racconto puntuale e dettagliato di Stefano Paltrinieri che in coppia con Nicola Ricchetti
su Duchessa Extra ha partecipato a questa "mitica" competizione.





Si è mai visto che in Atlantico vengano sbagliate clamorosamente le previsioni meteo?
Dai… non è possibile!
Questo è quello che mi girava per la testa all'alba di Lunedì. Ricordavo il gelo che era sceso al
 briefing quando il metereologo ufficiale aveva previsto N-NW 25-30 con raffiche a 35 per la
nottata inquestione ed i musi lunghi che ne erano conseguiti. Ora la notte era bella avanzata ed
 il cielo ancora pulito da nubi... ma non eravamo tranquilli su Duchessa Extra.
Per intanto stavamo soffrendo per quello che, davvero, incarnava perfettamente il senso di "mare incrociato".Cinque giorni di NE 5-7, uno di O-NW 4-5, ora NW 4 in aumento... capirete che musica
 in una Manica per di più arricciata da una corrente che a quell'ora doveva configurarsi come
"controvento".
Non siamo professionisti della vela, ci alleniamo al lago e facciamo fatica a totalizzare più di
 dieci giorni di regata all'anno, sicchè quando trovi simili condizioni le affronti aggrappandoti ai
 ricordi ed all'esperienza, comunque diluita in anni di navigazione rarefatta... insomma è dura!
Finchè la prua era puntata su Wolf il gioco era comunque malleabile ma... con la rotazione a NW
 deciso non ci si poteva più nascondere dietro un dito: bolina sarebbe dovuta essere e bolina con bordeggio ci stava toccando e ci avrebbe accompagnato per quasi 100 miglia.
La prova che Dio esiste non si trova nelle lambiccate ipotesi dei saggi medioevali ma su tali campi
 di regata.
Avete in mente che fatica fanno le giurie a posizionare decentemente un bastone di un miglio
con due boette? Quale forza sovrumana, se non una divina, potrebbe posizionare una roccia
 con un faro lontana lontana giusto giusto nel letto di un vento Atlantico impetuoso, se non una
 forza divina in vene di dispetti?

Ormai è chiaro e ci siamo posizionati mura a destra. Monta, monta, si vedono le prime strisce di
 schiuma disegnate sul mare increspato ed è evidente che la configurazione genoa ed una mano
alla randa è sovrabbondante.
Ricordo nel 2009 sul Ginto di Rossi. Ai primi colpetti oltre i 25 avevamo organizzato un cambio di
vela di prua con tutti i crismi, ingarrocciando il fiocco sotto il genoa da ammainare, mentre ancora
questo portava.
Sarà un anno in più sul groppone, sarà l'antisdrucciolo un pò liso, sarà che mena di più, sarà,
sarà... ma non ci pensiamo un attimo a fare i puristi della manovra.
Si poggia un pò lascando randa per diminuire vento apparente e sbandamento e… si ammaina
 alla grande la velona di prua, la si porta in cabina tra uno spruzzo e l'altro e si arma, con grande difficoltà, l'olimpico
Mi sento un pò come Mr. Bean, con la vela che si dipana più volte in acqua, o che mi sfugge in alto,
 lungo lo strallo, issata dal vento, o quando scivolo in acqua con tutta una gamba, ripetutamente, slittando
 fin sotto le draglie... miseria se è dura e come si vede che manchiamo di questo esercizio specifico.
Benedico mille volte le ore passate in palestra che mi consentono di uscirne, comunque, senza
 danni a me ed alla barca e, appena finito, mi dedico alla riduzione della randa alla seconda mano.
I tempi di recupero sono ottimi e torno alla barra fradicio ma lucido e soddisfatto dal fatto che
 Duchessa ha gradito i nostri sforzi e scivola ben equilibrata e morbida al timone.
Non cambieremo più assetto per quasi 24 ore.

Caprera '76, 500x2 '82, Mini Max '97, Corsicax2 2006... no, non sono da giocare al lotto ma
 sono le volte in cui sono stato male in barca da quando navigo... ed ora ci stampiamo un bel
Fastnet 2010!
Considerato il cocktail di umido estremo, tensione nervosa per il passaggio della Rail, sforzo fisico
 e impossibilità ad alimentarsi adeguatamente era inevitabile. Nicola è nelle stesse condizioni ma
non ci facciamo mai sopraffarre dal disagio, continuando ad inanellare turni e virate, lunghe,
difficili e faticose per la presenza dei ballast, con regolarità ed efficienza.
Chiaro che il disegno tattico che avevamo in mente e cioe' di calibrare i bordi sul cambio delle
correnti va a farsi benedire. Nessuno se la sente di provare a prendere le tavole ed a ragionarci
 in quella centrifuga e siamo alla gestione minimalista della navigazione.

Dalla radio intuiamo però che il tenore di vita non deve essere migliore sulle altre barche.
 Anche gli equipaggi Francesi, sempre tutti pronti a "Tout trés bien à bord" o "nickel" a profusione
se la passano a colpi di TPS, ed i ritiri si susseguono in buon numero.
Frangente su frangente,picchiata su picchiata, virata su virata, il waypoint si avvicina dolorosamente sempre più. E' notte ormai quando decidiamo con tempismo di ridare tela, scorgendo, sempre perfettamente allineato al vento (e figurarsi!) Wolf Rock, ormai solo più ad una decina di miglia.
Sono le quattro di mattina quando, finalmente, possiamo lascare un pò le scotte. Il mare si è di
 molto calmato, i fari della Cornovaglia occhieggiano sulla destra ed i nostri stomaci possono
riprendere un minimo di attività. Insomma... un'altra vita!
Allora non lo sapevamo ma l'analisi del tracking ci avrebbe successivamente confermato la nostra
 ottima difesa in quelle condizioni.
In vista non c'era nessuno ma un buon gruppo di barche navigava veramente a sole poche miglia
davanti. In pratica non avevamo perso nulla se non quello che ci avevano inflitto nel Four.

Il tratto dalla Cornovaglia al Fastnet faccio fatica a metterlo a fuoco ed a ricordarlo per tanto che
è stato tranquillo, monocorde e piacevole con la sua atmosfera veramente ed incredibilmente Mediterranea.
Sole, cielo e mare azzurri, ariette dai 5 ai 10 nodi, sempre ben larghe... la perfezione... se non per
il fatto che, dopo non più di una decina di miglia di esaltante utilizzo, il frullone ci è finito in acqua
per la rottura della drizza in testa!
Si sapeva che non eravamo lì per fare risultato ma certo che la perdita di una vela così fondamentale
per un tratto fatto apposta per lei e per di più così lungo, confinava ogni nostra residua ambizione
 alla conclusione della regata in tempo massimo.
Bene lo stesso. Ci consideravamo in ogni modo dei privilegiati ad essere lì e come non godere
 di un avvicinamento alla ROCCA in condizioni meteo tanto idilliache?
Senza il pungolo dell'agonismo e la mancanza vivificatrice della velocità adeguata i turni rischiavano
 di divenire un tantino sonnacchiosi.
Per fortuna la gracchiante radiolina di bordo captava Radio Cork, ove un Deejay in stato di grazia somministrava una scaletta fantastica di canzoni o rare o nuovissime.
A cinquanta miglia dal waypoint un silenzio radio, fin lì pressocchè assoluto, viene interrotto dalla "vacation" radio di coloro, e non sono pochi, che stanno già tornando indietro!
Vi risparmiamo i calcoli sul nostro ritardo, così elementari!
La nostra motivazione neppure ora schioda di un millimetro: sempre a testa bassa, dando il
meglio di noi nelle due ore di turno al timone, che terminiamo sempre stanchi come dopo
una mini regata in solitario. E finalmente, sul far della sera di mercoledì, dopo un'irreale e
caldissima piatta di alcune ore, il profilo del Fastnet compare all'orizzonte.

Manco a dirlo, Barbabianca mattacchione ci infligge un leggero SW che proviene proprio da lì...
 ma cogliamo il bello del regalo.
Nel 2005 eravamo passati col frullone con occhi solo per LUI, nel 2009, di notte, ci era parso
 terrorifico come l'Occhio di Sauron, nel Signore degli Anelli.
Ora la bolina ci costringeva beneficamente ad avvicinarci alla costa irlandese, godendone
 della vista fantastica e, forse, irripetibile.

Sono le 21 quando, dopo un paio di virate per sfuggire all'immancabile corrente contraria che
ci spingeva ad un contatto quanto mai troppo ravvicinato col MITO, possiamo lascare in grande
 ed a rimettere prua verso il meridione, verso casa.
Che bello quel faro, che emozione! Nessun dubbio che sia valsa ancora una volta la pena di
 venirci a doppiarlo, anche da ultimi straultimi.

Ed è spi, spi, spi. La mancanza della drizza in testa ci obbliga ad issare il grande a sette ottavi.
Tuttavia la vela non è di grande taglia e, seppur un pò troppo gonfia e ciondolosa, fa onestamente
il suo dovere.

Il NE previsto si installa imperiale e solo qualche suo rinforzo che ci obbligherà a dei brevi tratti
a vela bianca, ci impedirà di dire "abbiamo messo spi al Fastnet e l'abbiamo tolto all'arrivo".
Il risultato comunque non cambia e sono miglia, miglia, miglia, che si divorano veloci, turno
 dopo turno, come solo qui si può fare. Che bello!
Non posso non pensare che, incrociando qui con questo vento, non più di 150 anni fa, sarei
forse incappato nella vista di qualche Clipper, rutilante di vele, partito in condizioni favorevoli,
dai porti di Sua Maestà.
Che vibrazioni in questi posti...

Anche le cose belle passano in fretta e la nostra tirata al lasco stretto ha prodotto dei risultati
anche in termini agonistici.
La coda del gruppo, che macinava avanti a noi di decine di miglia, la sentiamo arrivare quando
 a noi non mancano che una-due ore al taglio della linea.
Con la Beresina che si stava prospettando, siamo quasi rientrati in gioco, ridimensionandola in un "normale" distacco di poche decine di minuti.
Brava Duchessa Extra e consentitemi un bravo ai due co-skipper che non hanno perso mai il filo
 della concentrazione, correndo a cronometro sempre al massimo delle loro possibilità tecniche.

Nel 2005, partendo a fine regata da Douarnenez con la barca imbragata sul carrello, mi chiedevo
 se avesse senso che un dilettante si cimentasse in un contesto così impegnativo, confrontandosi
 con skipper così bravi, giovani, allenati e dotati di mezzi.
Dopo cinque anni ci sono tornato, naturalmente per pormi le stesse domande pensose... e credo
che tra qualche anno ci tornerei, o ci tornerò, a pormele per l'ennesima volta.

Viva il Mini Fastnet… e… viva i Mini 650!
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Sabato 10 luglio 2010 6 10 /07 /2010 16:47

DIARIO DI BORDO
di Stefano Paltrinieri
 
Newsletter 09 Luglio
2010


Mini Fastnet 2010. (Prima Parte)
Il racconto puntuale e dettagliato di Stefano Paltrinieri che in coppia con Nicola Ricchetti
su Duchessa Extra sono stati gli unici due portacolori Italiani a questa "mitica" competizione.





Credo che il Mini Fastnet sia l'unica regata per cui valga la pena di spendere qualche riga solo per descriverne i giorni di vigilia.
E' la terza edizione a cui partecipo ed ho già di sicuro raccontato questi particolari.
Spero di non tediarvi con le ripetizioni, ma mi è impossibile non sottolineare la splendida unicità di quell'atmosfera, tale da giustificare un viaggio di quasi 30 ore ed una logistica impegnativa e costosa, solo per essere lì.
I tetti neri delle case, la calma surreale per noi Mediterranei che avvolge il paese, il ciclico variare delle maree che rende il passaggio sui ponti delle banchine o una passeggiata o un'impervia arrampicata, la funzionalità del circolo e la gentilezza dei volontari che sono il vero motore della manifestazione... sono tutti ingredienti di una pietanza dai sapori forti ed unici... da provare!

Io e Nicola ce la siamo presa comoda. Approfittando di una oculata scelta dei giorni di ferie siamo riusciti a partire addiritura il sabato prima, così che già da lunedì mattina Duchessa Extra fa bella mostra di sè, pavoneggiandosi tra i mostri ed i mostriciattoli che hanno appena finito il MAP e riempiono già il porto di Treboul.
Se da una parte questo ci consentirà di arrivare al giorno della partenza belli riposati, dall'altra prolungherà un pò l'agonia di una vigilia che non può non essere carica di tensione, data l'importanza del percorso e la fama che lo precede.
Il tempo ce la mette tutta per rendere quanto più nordica possibile la nostra permanenza. Cielo grigio, scrosci frequenti, la notte con due piumoni ed il berretto calcato sulla fronte... abbiamo voluto la bicicletta? Ed ora pedalare!
Dobbiamo ricorrere ad uno sforzo di volontà per tirarci giù dal letto e sciropparci una mezz'ora di allenamento atletico, ma ci riusciamo sempre.
Non ci sfugge che ogni giorno due pullman scodellano decine di mocciosi vocianti che, dopo una vestizione immagino quanto incasinata... si imbarcano su optimist, catamarani e surf (!) per scorazzare su di quel mare nero e gelido all'aspetto! Guardo i giovani Rogues, Normand, Beaudard e non dubito che un decina di anni fa tra quei mocciosi c'erano anche loro.
Che scuola e che cultura specifica!
Passano gli anni! Riconosco parecchi numeri velici di cui conosco non solo il proprietario precedente, ma addiritura quello prima ancora! Forse è tempo che mi faccia da parte...

Fino a giovedì le banchine sono tranquille. Quasi tutti hanno concluso, come detto, il MAP ed il Club ha avuto la bella idea di evitare a tutti loro la reiterazione dei controlli di sicurezza, pertanto non si respira ancora la consueta frenesia pre-gara... ma dal giovedì pomeriggio...
Ormai il Mini Fastnet è rimasta l'unica prova lunga in doppio del calendario del Nord, un pò come da noi il GPI. Il suo richiamo risulta dunque irresisitibile per il "milieu" 650 d'oltralpe, al di là dell'importanza intrinseca della regata e del fatto che si tratti della 25ma edizione.
Vincitori e protagonisti delle ultime edizioni della Mini-Transat girano a decine tra le barche, chi come co-skipper, chi come preparatore, chi come curioso.
Le Blevec, De Laureyssens, Sineau, Maslard, Cospen, Brasseur, Ryou, i nostri Apolloni e Klein e potrei continuare per mezz'ora...Tutti naturalmete a parlare di Mini ed a scambiarsi valutazioni, pareri, novità, in un cocktail fantastico dall'altissima densità pedagogica. Che invidia!
Qualcuno mi domanda di Di Benedetto, dimostrandosi assai competente sulla vicenda e facendo quasi i complimenti a me, in quanto suo connazionale. Capita l'antifona?

Grazie alla precisione di Nicola, i controlli filano lisci come l'olio ed incassiamo i complimenti della commissione, Altro che "les italiens"!

Le sere le trascorriamo nel tranquillissimo (figurarsi!) casotto del campeggio, a segnarci frequenze di fari, Waypoint e, soprattutto, le correnti. Che rituale bello ed indimenticabile...

Prima scoperta.
Avevo sempre vissuto nella certezza che al Mini Fastnet, per ragioni di sicurezza, la data di partenza venisse fissata in funzione del coefficiente di marea, scelto tra quelli bassi, e l'ora in funzione di un passaggio del Four, a 26 miglia dal via, immaginato in favore, o quasi, di corrente.
Palle! Il Bloc Marine ci spara sui denti un 91 di coefficiente, che di certo basso non è, con un massimo teorico a 120.
Ma il peggio deve ancora venire: si parte alle 13 e verifichiamo che già alle 18:50 la marea comincerà a "remare" contro, con un culmine dalle 20 di CINQUE nodi di flusso contrario!
Sicchè abbiamo solo 5-6 ore di tempo per colmare la distanza... ed il meteo? Ci cadono le braccia: saranno Nord o NW, quindi di riffa o di raffa ci sarà da bordeggiare, con bordi più o meno favorevoli ma da bordeggiare. Dal momento di quella scoperta l'umore cambierà nel nostro alloggio ed i silenzi pensierosi si dilateranno a dismisura.

Il GPI, col suo bel risultato, ci aveva esaltato e viziato un pò. Il particolare su cui abbiamo poi riflettuto è che là, su 540 miglia se ne erano coperte 520 alle portanti, condizioni evidentementi favorevoli al Te Salt.
Qui è tutta un'altra storia ed il prologo del sabato conferma i nostri timori.
Si tratta di un bastone di due giri e se nei lati in poppa dobbiamo quasi farci largo a sportellate per passare, le due boline ci lasciano poche speranze: ci vanno via tutti, chi da far paura, chi centellinando il vantaggio, ma ci vanno via.
Porca miseria… Nico, vuoi vedere che al Four rimaniamo i soli fessi con la corrente contraria, mentre gli altri sono già dall'altra parte? Parole profetiche!

E si parte!
Siamo grati ad Alessandra che ci ha consentito, col suo lavoro indefesso, di trovarci in questa invidiabile situazione e ci riproponiamo di tenere duro ad ogni costo, anche se rimarremo soli, correndo anche a cronometro al massimo delle possibilità nostre e della barca, senza condizionamenti negativi ma consci di stare per vivere una avventura comunque unica e meravigliosa.

Il vento si stabilizza su O-NO, da 15-18 nodi. L'uscita dal Golfo di Douarnenez è lunga 10 miglia, che copriamo di bordeggio serrato lungo la costa meridionale dello stesso.
Siamo in gara, ma non ci sfugge la bellezza selvaggia e particolarissima, per noi meridionali, del luogo. Che splendore!
Il gruppo si allunga ma riusciamo a rimanere attaccati con lo spago ai filamenti del plotone. Il Super Calin, il Pogo1, alcuni P2 , D2 e Ginto di acquisto recente, l'avveniristico 765 di Remy, si connotano come i nostri avversari naturali.
Lavorando di ballast riusciamo a tenerli nel mirino mentre molti di loro devono già fraseggiare coi terzaroli o gli olimpici.
Sono gli ultimi del gruppo, qualche barca loro gemella è già di molto avanti, ma su qualcuno ho contato 5 cambi di vela di prua in 10 miglia... tanto per dare l'idea del livello medio dei concorrenti e della loro determinazione.
Doppiata la meda di Basse Vielle, viriamo e scopriamo con piacere che il bordo successivo ci porta quasi in diretta sulla punta di St. Matthieu, porta del Four.
Pesi ben sopravvento, ballast da scoppiare, gambe fuori... inizia un'angosciante conto alla rovescia, con l'occhio che dardeggia senza requie dal log , al GPS, all'orologio, alle tavole di marea.
Ce la faremo? Il bollettino prevede per di più temporali forti nella nottata, con raffiche sui 35 nodi e l'ultima cosa che vorremmo sarebbe di subirli in acque ristrette.
Come rimpiangiamo il Med, bello e liscio senza sto casino delle correnti... naturalmente non immaginavamo che i nostri amici della Hexis nelle stesse ore non la pensavano allo stesso modo, in preda al Mistal incazzato...

Non ce l'abbiamo fatta.
Alle 20 affianchiamo una St.Matthieu che un primo groppo ha reso di un grigio-verde spettrale da fare paura. Al diradarsi della foschia scorgiamo 10-15 vele a prua, improvvisamente fattesi più grosse, quasi raggiunte.
Dovremmo gioirne, ma ce ne guardiamo bene: è una illusione diabolica. Il fatto è che sono più avanti di noi e sentono già il flusso contario, ora più forte per loro.
Tra poco toccherà noi passarci e ce lo ritroveremo ben più forte sul naso.
Abbiamo letto bene le tavole e ci è parso che dopo la punta di Le Coquet, all'altezza di Corsen, il golfo offra correnti assai più maneggevoli.
Il problema è arrivarci! Sono solo un paio di miglia... ma si riveleranno lunghe come la fame.
Siamo di bolina larga, il vento non scende mai sotto i 15 nodi, il mare è un'olio, più forte di 5-5, 5-6 non si può andare su di un mini... ma se guardiamo la costa e le mede... non siamo fermi, tanto da buttare l'ancora ma poco ci manca!
Ricordo il 2009 con Andrea Rossi che faceva le foto al GPS per immortalare gli OTTO nodi di VMG e mi chiedevo cosa sarebbe successo se l'avessimo presa per il verso sbagliato... ed ora ci ero proprio in mezzo, coi nostri 0,2-0,3 di avanzamento sul fondo!
Proprio vero che nella vita occorre provarle tutte.
Le vele davanti sfumano e scompaiono una ad una dietro Corsen. Non è ancora la solitudine assoluta ma le assomiglia molto.
Al tramonto, che qui significa quasi mezzanotte, ne siamo fuori.
Sfioriamo la meda di Valbelle, che sancisce l'uscita dal Four, a 4 nodi di finalmente reale VMG.
Intorno ancora qualche luce di via, il cielo, per fortuna, è ancora sgombro. Dai questa è fatta !

Ed ora la seconda tappa.
La Manica con la prua su Wolf Rock… ma ancora per poco!

[ Fine Prima Parte ]

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Martedì 29 giugno 2010 2 29 /06 /2010 08:11

DIARIO DI BORDO
di Stefano Paltrinieri
 
Newsletter 28 Giugno
2010


Grand 8 Hexis Cup: due Italiani sul Podio. Andrea Pendibene (1°) Susanne Beyer (3°)
Ricchetti e Paltrinieri rientrati dalla bella avventura del Mini Fastnet. A breve la cronaca.
Poco piu' di un mese alla partenza della Azzorre. Caracci gia' al lavoro per la preparazione.
Periodo di qualifiche: Lusso in mare. A giorni tocca a Sabbatini e Riccobon. Gallo conclude.





Lunedi 28 Giugno 2010
quello che è successo al Grand 8 Hexis Cup.
Caracci ci aveva già abituato bene con le sue numerose vittorie nelle varie Mini Max e Mini Med
 di qualche anno fa ma la doppia presenza tra i primi tre ci riempie di soddisfazione.
Andrea Pendibene ha dimostrato, una volta di più, di avere scelto la via più giusta: quella dei
centri di allenamento mini.
Chiaro che non è obbligatorio andarci per svolgere una dignitosa attività agonistica. Chiaro che
 puoi chiamarti Apolloni, od Aque e puoi fare un figurone senza averci messo piede...
Tuttavia se pensi in grande e vuoi esplorare fino in fondo le tue capacità credo che sia
 una via irrinunciabile.
Andrea aveva già visto lontano ingaggiando il preparatore bretone Barnett come allenatore nel
 2009. Ora ha allungato il tiro, si è stanziato per mesi nell'eremo monastico di La Grand Motte
 presso il CEM e quest'anno ha fatto il polverone.
Arci e GPI se li è aggiudicati come spalla di due tenori, ma qui ha fatto proprio tutto da solo,
 ed il distacco che ha inflitto al grosso del gruppo ricorda parecchio quello che lui e Berenger
 hanno
 sciorinato al GPI.

Ho personalmente scritto al direttore del CEM, Rottée,per avere notizie sulle modalita di
 ammissione dei Mini al centro e sullo sviluppo dell'attività.
Appena e se mi risponderà vi renderò il succo del discorso.
Scusate se mi dilungo sui centri, ma credo si tratti di un argomento interessante. A Douarn
ho parlato con Bert, un ragazzo belga che ogni week end, per sei mesi all'anno, si sciroppa
NOVE ore di viaggio, solo per l'andata, per raggiungere Douarnanez.
Ha pagato solo 1000 euro per un anno di training, posto barca e foresteria compresi, e, al
primo anno di attività, è già arrivato ottavo alla Select. Sono 12 gli ammessi e, se contate gli
 iscritti ai centri di Pornichet e Lorient, valuterete che sui 25-35 partenti tra i Serie nelle regate
al nord, sono ben pochi quelli del "fai da te"!
Anche in Inghilterra se ne sono accorti ed a Weymouth è imminente il varo dell'Artemis
Offshore Accademy, destinata alla valorizzazione di corridori in Figarò 60 e Mini650.
E da noi?Chissà... qualche vocina circola... speriamo in bene. D'altra parte abbiamo già
dimostrato che, anche se partiamo in ritardo, non siamo poi secondi a nessuno.

Mi scuserà Susy Beyer se ho divagato... il suo terzo posto alla Hexis è da incorniciare
doppiamente.
Doppiamente, perchè Susy era l'unica al debutto in una regata in solitario e perchè ha saputo
 rimontare, limando frazione di miglio su frazione di miglio su chi la precedeva, anche in
condizioni che si sono dimostrate davvero selettive... Bravissima.
Non è stato facile venire a capo della concorrenza. Se il proto di Firmin e il 520 di Pendibene
erano imprendibili, il resto del gruppo è arrivato tutto nel giro di poche decine di minuti, a
 testimonianza di un equilibrio di fondo, e di un buon livello di base tra i concorrenti.
Davvero peccato per Renella e Frattaruolo... è inutile, il Leone è un serpente a sonagli e spesso
 non vorremmo essere nei panni degli organizzatori, alle prese con percorsi da modulare in balìa
di un Mistral traditore, frequente e furente...
Lassù parlavo con velisti scafati e tutti hanno dimostrato un sacro timore del "nostro" Mistral...
 i racconti delle sue raffiche e del mare irregolare e corto che solleva non faceva che fare
aggrottare loro le soppracciglia.

Se la Hexis ha espresso risultati e partecipazione generosa da parte italiana, al Mini Fastnet
siamo stati presenti per l'orgoglio di esserci, e ci pare sia stato comunque importante.
Ne scriveremo più diffusamente a parte.

E le barche nuove?
Lo Scow di Raison, dopo il ritiro al Map ha incassato un disalberamento nella Manica, quindi
nuovo rinvio delle valutazioni.
Pare che al momento del disastro navigasse nelle prime posizioni e noi l'abbiamo visto in
partenza passare sottovento ad un P2, ridicolizzandolo, pur col suo buffo baffo di schiuma a prua.
Certo che le manovre a prua saranno sicurissime per lo spazio enorme e disposizione... ma di
 sicuro non è per questo che David l'ha progettato così!
Purtroppo il Mini Fastnet era la sua ultima occasione per poter essere al via della Les Sables,
pertanto l'esame rischia di procastinarsi di veramente tanto... Auguri.

Ci spiace parlare male del McKoy765 di Lartillerie, perchè Remy si è dimostrato un ragazzo
gentilissimo, pronto a farci salire in barca quando volevamo, sempre col sorriso sulle labbra,
anche se impegnato in riparazioni delicate.
Il Mini nero fa impressione per la quantità industriale di soluzioni progettuali. Non ho la proprietà
 di linguaggio tecnico abbastanza forbita per addentrarmi in un tentativo di descrizione.
E' affascinante e geniale ma... non cammina! Già al prologo non aveva tenuto il passo del
nostro Te Saltino del '94 e nella prova regina, dopo 26 miglia di bolina sui 15-18 nodi...
siamo entrati insieme nel Four, entrambi tra gli ultimissimi! Veramente da abbattersi.
Remy ora cambierà qualcosa a bordo e qualche vela ma, francamente, non vediamo come
possa ridurre il gap dagli altri mostri, ora veramente siderale.


Manca poco più di un mese alla partenza delle Azzorre, incontestabilmente la prova regina
del 2010.
Non abbiamo notizie recenti di Gesi e Del Zozzo ma sappiamo di sicuro che Caracci sta
freneticamente (ma no?) preparando la barca per l'appuntamento.
Abbiamo già scritto che si troverà ad affrontare barche sulle quali non si rompe più neppure
un grillo ma sappiamo che la classe e la Vis pugnandi del milanese sono al di sopra di ogni
 sospetto.
Quindi prepariamoci ad ogni sorta di epilogo..

Ed è tempo di qualifiche, le famose e temute "1000 miglia in solitario fuorigara"
Non tutti le coroneranno con una partecipazione alla Transat650 od alla Azzorre, per molti
si limiterà ad un meravglioso e probante test sulle proprie capacità, del tipo "se volessi
anch'io potrei fa
rcela" e già non è poco.
Il primo a completarla è stato Maurizio Gallo che ha portato il suo Yak da Sanremo a Termoli.
Nel momento in cui scriviamo Davide Lusso si sta avvicinando a Barcellona ed a giorni partiranno
da Loano in direzione adriatica pure loro, Giacomo Sabbatini e Luca Riccobon.
Federico Fornaro ha chiesto addiritura una deroga per raggiungere Atene, mentre Luca Sabiu
 e Beppe Facco dovrebbero svilupparla entro un paio di mesi sul percorso classico, da Barcellona a Giannutri.
Se risolverà i problemi con la barca, anche l'altro "bocia" Michele Zambelli, potrebbe raggiungere il Tirreno partendo da Rimini.
Come potete vedere la vocazione si diffonde ed il serbatoio di quei fantastici sognatori che
 sono i ministi è ben lungi dal prosciugarsi.


Due italiani sul podio in una regata fuori dai confini nazionali non si erano mai visti, ed è proprio
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Lunedì 21 giugno 2010 1 21 /06 /2010 07:34
 
 
  20 Giu 2010  
  Sono Quantum e Iberdrola i re di Marsiglia  
     
   
     
 

Dopo una settimana di vento difficile, Quantum Racing e Iberdrola si aggiudicano il Trofeo di Marsiglia nelle rispettive Series. Bene Matador, secondo nella TP52 Series, e Audi A1 powered by ALL4ONE, terzo. In calo i Kiwi, quarti, ma sempre leader del Circuito. Nei GP42, Paolo Cian chiude a due soli punti da Iberdrola. Terza AIRISESSENTIAL.

 
 
 
 

 

È stata una tappa complicata, quella di Marsiglia, con poco vento a inizio settimana e quasi 40 nodi d'aria negli ultimi due giorni di regate. Il comitato, pur avendole tentate tutte, è riuscito a dare il via a sei prove soltanto, caratterizzate però da un altissimo spettacolo.

Il ritorno di Quantum
Nella TP52 Series, è stato dunque Quantum Racing ad aggiudicarsi il titolo: per gli americani, 22.5 punti in classifica, sono arrivate ben tre vittorie di regata, con il team di Terry Hutchinson capace anche di aggiudicarsi una difficile regata costiera. La conquista di un Trofeo mancava a Quantum dalla stagione 2008, quando vinsero il mondiale di classe poco dopo la vittoria della tappa di Portimao. Niente da fare, dunque, per Matador (27 pt.), secondo classificato con 4.5 lunghezze di distacco dai vincitori.

Mezzo pieno il bicchiere argentino
Con una vittoria in prova quattro, e sempre nei primi quattro classificati, salvo che per una sfortunata regata terminata in ultima posizione, il team argentino può ritenersi decisamente soddisfatto della prova di Marsiglia, soprattutto per il netto miglioramento rispetto all'evento di Cascais. Buono, quindi, l'esordio di Vasco Vascotto nel ruolo di stratega accanto al tattico Francesco Bruni.

Schuemann è sempre lì
Terza posizione a 29.5 punti per Audi A1 powered by ALL4ONE, che dopo la bella prestazione portoghese, a Marsiglia si è confermato essere uno dei team più in forma del Circuito. Con tre secondi posti, all'equipaggio franco-tedesco è mancata solo la vittoria a coronare la bella settimana di regate. Audi A1 powered by ALL4ONE, secondo a Cascais e terzo qui a Marsiglia, è stato inoltre l'unico team capace di salire sul podio in entrambe le tappe.

Tradiscono i Kiwi e TeamOrigin
Quarto posto a pari merito a 31 punti per Emirates Team New Zealand e TeamOrigin 1851, a dispetto di quanti pensassero a questi due team come ai favoriti per la vittoria. Se TeamOrigin 1851 ha ancora da lavorare sulle manovre, con tanti errori commessi dai britannici, per i Kiwi la defaillance può essere riconducibile alla barca meno adatta a correre con poco vento. Il team neozelandese era comunque in netta ripresa (10,6,5,4,3,2 la serie di posizionamenti), anche se Dean Barker & Co. ci avevano abituati a prestazioni ben diverse. I Kiwi interrompono dunque la serie di cinque vittorie consecutive iniziata nel 2009 proprio qui a Marsiglia. 

Luna Rossa e Artemis
Nona posizione in classifica per Luna Rossa, unica barca italiana della TP52 Series, dietro a Synergy, Bribon e Cristabella, e davanti a un Artemis, ultimo, che ha davvero deluso. Miglior risultato marsigliese per Paul Cayard e compagni, un sesto posto in gara 4. Davvero troppo poco per un team che dopo il primo evento si trovava in terza posizione.

Grande Iberdrola, delude Puerto Calero
Grande settimana per il team spagnolo di Iberdrola, capace di andare a vincere la tappa con due punti di vantaggio su Madrid-Caser Seguros. In netta ripresa, con due vittorie nelle ultime due prove, il team con Paolo Cian al timone, ora sempre più fiducioso per il continuo del Circuito. Terza posizione, ottima, per AIRISESSENTIAL, la barca italiana con Gabriele Benussi alla tattica. Delusione per Islas Canarias Puerto Calero, solo quarto a Marsiglia e in evidente difficoltà dopo il dominio di Cascais. Il team spagnolo, con 31 punti, rimane comunque in testa al Circuito, davanti a Iberdrola (35 pt.) e Madrid-Caser Seguros (36 pt.)

Nel Circuito Audi A1 si avvicina ai Kiwi

Dopo la tappa di Marsiglia, il team di Jochen Schuemann riesce dunque ad avvicinarsi in classifica generale ad Emirates Team New Zealand, sempre in testa al Circuito con 62.5 punti. Sono 18.5, ora i punti di svantaggio di Audi A1 powered by ALL4ONE. Sale invece in terza posizione Quantum Racing, staccato ora di una sola lunghezza dal team franco-tedesco. Quarto posto per Matador, davanti a TeamOrigin 1851. Scivola invece in ottava posizione Artemis, con Luna Rossa nona.

Appuntamento a Barcellona
Dopo la consegna dei premi nel villaggio pubblico, le due Series hanno salutato la città di Marsiglia, dandosi appuntamento in Spagna per il Trofeo Conde de Godó Città di Barcellona, in programma nella città catalana dal 20 al 25 luglio.

Risultati Trofeo di Marsiglia

TP52 Series

Classifica finale

1. Quantum Racing (USA), 8+1+1+5+6+1,5= 22,5 punti
2. Matador (ARG), 3+3+4+1+10+6= 27
3. Audi A1 powered by ALL4ONE (FRA/GER), 2+9+2+10+2+4,5= 29,5
4. Emirates Team New Zealand (NZL), 10+6+5+4+3+3= 31
5. TeamOrigin (GBR), 4+7+7+3+1+9= 31
6. Synergy (RUS), 9+2+6+7+4+7,5= 35,5
7. Bribón (ESP), 1+8+8+2+7+15= 41
8. Cristabella (GBR), 6+4+3+8+9+13,5= 43,5
9. Luna Rossa (ITA), 5+5+10+9+5+10,5= 44,5
10. Artemis (SWE), 7+11(RAF)+9+6+8+12= 53
11. Bigamist 7 (POR), 12(DNC)+12(DNC)+12(DNC)+12(DNC)+12(DNC)+18(DNC)= 78

GP42 Series
Classifica finale

1. Iberdrola (ESP), 1+1+3+2+3= 10 punti
2. Madrid-Caser Seguros (ESP), 4+4+2+1+1= 12
3. AIRISESSENTIAL (ITA), 5+2+1+3+4= 15
4. Islas Canarias Puerto Calero (ESP), 2+5+4+4+2= 17
5. Peninsula Petroleum (GBR), 3+3+6(DNF)+6(DNC)+6(DNC)= 24

Risultati Circuito Audi MedCup 2010
Classifica generale  dopo due tappe

TP52 Series
1. Emirates Team New Zealand (NZL), 31,5+31= 62,5 punti
2. Audi A1 powered by ALL4ONE (FRA/GER), 51,5+29,5= 81
3. Quantum Racing (USA), 59,5+22,5= 82
4. Matador (ARG), 60+27= 87
5. TeamOrigin (GBR), 59,5+31= 90,5
6. Synergy (RUS), 64+35,5= 99,5    
7. Cristabella (GBR), 65+43,5= 108,5
8. Artemis (SWE), 57+53= 110  
9. Luna Rossa (ITA), 77,5+44,5= 122  
10. Bribón (ESP), 88+41= 123,5
11. Bigamist 7 (POR), 88+78= 166

GP42 Series
1. Islas Canarias Puerto Calero (ESP), 14+17= 31 punti
2. Iberdrola (ESP), 25+10= 35
3. Madrid-Caser Seguros (ESP), 24+12= 36
4. AIRISESSENTIAL (ITA), 37+15= 52
5. Peninsula Petroleum (GBR), 40+24= 64

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Martedì 8 giugno 2010 2 08 /06 /2010 11:34
07 Jun, 2010

Da La Maddalena a Dubai

I numeri del Louis Vuitton Trophy raccontano una manifestazione in crescita, che ha appassionato il pubblico.

© Bob Grieser/outsideimages.co.nz/Louis Vuitton Trophy

Si chiude il sipario sul Louis Vuitton La Maddalena. Hanno vinto "i soliti noti", citazione d'obbligo per descrivere Emirates Team New Zealand, lo squadrone che arriva dalla Nuova Zelanda, che aveva vinto a Auckland e che da anni è il riferimento per sportività e lucidità atletica. Attorno al timoniere Dean Barker un sistema che ha dimostrato di funzionare. I capelli grigi e l'esperienza di Grant Dalton, uomo degli oceani, motivatore e aggregatore di squadre, sono diventati il solido riferimento del team.

La bella sorpresa è Synergy Russian Saling Team, la squadra condotta dal polacco Karol Jablonski e voluta dal senatore Valentin Zavadnikov e da un gruppo di amici imprenditori. Synergy ha lavorato bene, esprimendo una progressione che la colloca adesso tra i migliori. Non escono bene, purtroppo, le squadre italiane. La migliore per classifica è Mascalzone Latino Audi Team: partito forte ha incontrato sul suo cammino i russi. Azzurra e Luna Rossa sono nella parte bassa della classifica, in un posto che non può soddisfare i talenti imbarcati. Avranno tempo di rifarsi nei prossimi appuntamenti, a cominciare da Dubai.

Nell'ambito della cena finale avvenuta nello spazio dedicato alla mostra "Mari Verticali" di Fabrizio Plessi è stato annunciato che Yves Carcelle presidente di Louis Vuitton riceverà l'Ordine al Merito della Nuova Zelanda, onoreficienza che hanno ricevuto solo tre francesi: Bernard Lapasset, uomo legato al rugby, e Bruno Troublé, inventore della Louis Vuitton Cup e del Trophy.

Oltre alle regate in campo ci sono altri numeri che spiegano il successo del Louis Vuitton Trophy e della sua formula. Il villaggio del vecchio Arsenale è stato visitato da venticinquemila persone, che hanno potuto seguire da vicino la preparazione delle barche e l'azione sul campo grazie al maxi schermo.

I giornalisti accreditati sono stati 230 e arrivavano da tutto il mondo: c'erano i quotidiani americani The Washington Post e San Francisco Chronicle, gli inglesi The Independent e The Guardian, il francese L'Equipe, il brasiliano Globo e il russo Sport News, oltre a numerose testate di moda e lifestyle. Il sito ufficiale della manifestazione www.louisvuittontrophy.com ha sfiorato il milione di contatti, è realizzato in quattro lingue (inglese, francese, italiano e russo) ed è arricchito dalle immagini televisive in diretta degli ultimi giorni e dagli effetti grafici del Virtual Eye.

Grazie anche alla particolare produzione televisiva che ha visto nelle regate finali l'impiego di due telecamere a bordo, due in acqua e l'elicottero, l'evento totalizzerà una copertura superiore a trecento milioni di contatti garantita da 400 emittenti di oltre 40 paesi che hanno ripreso le immagini, con dirette Tv, tra gli altri paesi, trasmesse in Italia, Gran Bretagna, Russia e Nuova Zelanda.

Ora il Louis Vuitton Trophy è pronto a proiettarsi sulla nuova avventura in Middle East, a Dubai dal 13 novembre.

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